Equitalia condannata per lite temeraria

Equitalia è stata condannata a risarcire il danno da lite temeraria (Commissione Tributaria di Campobasso, sent. n. 182/2013), perché il proprio credito nei confronti del contribuente era abbondantemente prescritto.


Lo stesso contribuente era stato raggiunto da tre cartelle di pagamento: una relativa a contributi INPS, due relative a imposte e tributi.
Dopo dodici anni, Equitalia ha provveduto a mettere le ganasce fiscali all’autovettura del debitore, il quale ha fatto valere l’intervenuta prescrizione ex art. 2946 c.c. L’agente di riscossione ha eccepito che nel periodo considerato erano intervenute altre intimazioni di pagamento, che avrebbero interrotto la prescrizione.

La Commissione tributaria ha tuttavia accolto la richiesta di sospensiva, ha conseguentemente annullato il provvedimento di fermo e condannato Equitalia al risarcimento dei danni con riferimento ai soli crediti tributari, essendo competente, per i crediti INPS, il giudice del lavoro.
All’epoca del fermo, il contribuente prestava servizio presso un istituto scolastico sito a duecento chilometri di distanza dalla propria abitazione. Il fermo, giusta la rilevata prescrizione del debito, lo aveva quindi ingiustamente privato della possibilità di utilizzare l’autovettura, provocandogli disagi e danni materiali.
Già, nel 2003 e nel 2011, con due significative sentenze (n. 6976/2003 e 17485/2011), la Suprema Corte ha precisato che il danno da lite temeraria è costituito da oneri d’ogni genere (patema d’animo, perdita di tempo, preoccupazione di poter soccombere di fronte a un evidente abuso dell’autorità), che un soggetto abbia dovuto fronteggiare per essere stato costretto a contrastare l’ingiustificata iniziativa della parte avversa, oltre che dai disagi in generale sopportati per effetto di quell’iniziativa, danni la cui esistenza può peraltro essere desunta dalla comune esperienza.

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